• Mari

L'unico allevamento buono è quello chiuso

Aggiornamento: 24 feb


8 marzo: SANZIONE FUCSIA contro gli allevamenti
L'unico allevamento buono è quello chiuso

L'immagine dell'articolo è di Irina Zovic ed è la copertina del libro "L' unico allevamento accettabile è quello chiuso". Il libro racconta le storie di resistenza e liberazione delle persone (animali umani e altri animali che vivono ad Agripunk. Per acquistare e ricevere una o più copie del libro, scrivere una mail a prenotazioni@agripunk.com

L'industria si fonda e trae profitto sullo sfruttamento e la discriminazione di CORPI in base alla specie, al genere o alla classe di appartenenza che vengono rinchiusi per fini produttivi e/o riproduttivi. Ci sono infiniti luoghi dove questo sistema discriminatorio patriarcale, autoritario e specista si concretizza. Possono essere laboratori di sperimentazione, zoo, maneggi, circhi con animali, stabulari per cavie, allevamenti per abbigliamento ed allevamenti per scopi alimentari, ... Abbiamo come obiettivo la chiusura di tutti questi luoghi affinchè possano rigenerarsi in attività autogestite che non prevedano lo sfruttamento di alcuna soggettività.

Questo 8 marzo lanciamo la Sanzione Fucsia contro l'industria zootecnica
per visibilizzarla e costruire
un'opposizione collettiva che viva nelle pratiche

Contro tutti gli allevamenti
perchè l'unico allevamento buono
è quello chiuso

L'allevamento è un abominio. Risponde ad una visione antropocentrica e capitalista in cui l'uomo impone un potere gerarchico e patriarcale su tutte le specie, mercificandole, oggettificandole e privandole della proprio esistenza. Si basa sulla reclusione di individui obbligati a riprodursi per scopi produttivi, relegati a "macchinari" al nostro servizio, annullando ogni loro possibilità di autodeterminazione e libertà portandoli alla morte dopo averlə oppressə e resə schiavə.

Questo sistema, per come si sviluppa e si autopromuove, alimenta la visione degli animali come oggetti, allontanandoli dai nostri sguardi rendendoli invisibili, annullando la possibilità di conoscerli per chi sono, in modo che per la maggior parte di noi siano solo "pezzi di carne" o produttrici di latte o uova anzichè persone (1) che hanno il nostro stesso diritto di esistere e vivere senza catene. Anche quando l'animale viene rappresentato non si mostra la reale situazione di sofferenza al quale è sottoposto. I verdi pascoli, la mucca felice, il maiale allo stato brado sono finzioni pubblicitarie ed anche laddove fossero reali vi è comunque sfruttamento.


Esistono pochissime realtà estensive, ma si basano sempre e comunque su quel "patto" paternalista ed opportunista secondo il quale l'animale viene concepito come contento di dare a "noi" il suo apparato riproduttivo, il nutrimento della sua prole, finanche il suo stesso corpo in cambio del minimo che gli occorre per sopravvivere e produrre.


Oltre a reificare le soggettività animali, l'esistenza dell'allevamento crea ed aggrava gli squilibri nelle relazioni ecosistemiche. Interi territori subiscono mutazioni come deforestazioni, cementificazione, sversamento di reflui, sfruttamento eccessivo delle falde idriche e loro inquinamento, sottraendo spazi agli animali selvatici ed alla vita selvatica tutta.


Ma non solo la vita animale e la natura ne risentono. Il mantenimento dell'allevamento comporta un utilizzo massivo di beni comuni per cui interi popoli originari vengono cacciati violentemente dai propri territori per far posto alle coltivazioni necessarie alla produzione di mangimi o ai pascoli per l'allevamento estensivo(2). Intere popolazioni lottano e resistono opponendosi al terricidio o sono costrette a migrare a causa della perdita dei propri territori.


Di per sé, i ruminanti non sarebbero un problema per il pianeta. La loro esistenza risale alla notte dei tempi e mai hanno creato problemi a livello ambientale. Anzi. Semmai danni enormi agli ecosistemi sono stati causati della loro scomparsa nei loro territori. I cosidetti danni relativi alle immissioni di gas climalteranti, non sono imputabili agli animali stessi, bensì alla suddetta condizione di detenzione ed all'alimentazione modificata.


Il tentativo di far rimanere produttivi i corpi per il tempo necessario per essere un guadagno e non una spesa, porta ad un uso massivo di farmaci ed antibiotici.

Questa condizione si traduce sempre più in malattie che sterminano gli animali stessi oppure che scatenano allerte e richieste di abbattimenti per salvare non l'animale, bensì il capitalismo. Si scatenano anche virus e batteri sempre più resistenti ai trattamenti farmacologici che causano malattie zoonotiche (che si diffondono anche all'animale umano), difficili da contrastare e contenere.




Smettiamo di consumare ed usare i corpi di altri animali informandoci sulla loro esistenza e su come possiamo smettere di oggettificarli.

  • Significa cambiare visione, avvicinarsi agli altri animali per conoscere le loro emozioni, le loro paure, i loro desideri.

  • Significa smettere di pensare a loro come nostri subalterni ed iniziare a pensarli come compagnə, smettendo di crederci superiori a loro sfruttandoli ed iniziando a concepirci come loro alleatə. L'oppressione in tutte le sue forme ha radice comune nel patriarcato e nel pensiero capitalista ed utilitaristico. Ciò che determina lo sfruttamento delle altre specie è paradigma di ogni sfruttamento.

Nessunə può essere liberə continuando ad opprimere qualcun altrə.

Sosteniamo i rifugi per animali resistenti dove numerose soggettività hanno ritrovato la libertà ed il rispetto nella convivenza multispecie.


Esistono luoghi dove chi riesce ad uscire dalle grinfie del sistema e sfuggire all'oppressione trova finalmente pace. Luoghi dove la convivenza multispecie è reale e tangibile ogni giorno. Portati avanti da chi ha deciso di dedicare la loro vita alla liberazione, esistono per essere un'anomalia del sistema e mostrare al mondo chi sono le persone che di solito si è portati a considerare oggetti, raccontare le loro storie e il loro passato e far conoscere come funziona il sistema stesso dell'allevamento. I rifugi si basano sul volontariato e sul sostegno tramite eventi di autofinanziamento o donazioni.


Sono considerati, burocraticamente, come allevamenti perchè non esiste ancora un riconoscimento non tanto per questi luoghi, bensì per l'animale stesso.


È fondamentale quindi supportarli nelle loro pratiche di ogni giorno e nel messaggio che portano avanti, perchè le voci degli animali resistenti possano diventare sempre più potenti ed essere ascoltate davvero da tuttə.


Contrastiamo questo sistema attivandoci con mobilitazioni ed azioni, partecipando attivamente alla resistenza ed alle lotte nelle comunità e nei territori in cui viviamo.

  • Una delle prime azioni è smettere di consumare i corpi degli animali e finanziare la loro mercificazione decidendo di abbracciare la filosofia vegan.

  • Dedichiamo tempo al volontariato presso i rifugi, seguiamo le loro iniziative e sostieniamo a distanza uno o più animali.

  • Partecipiamo ad azioni dirette per sostenere gli animali nel loro processo di liberazione.

  • Diffondiamo il più possibile questo messaggio per far conoscere a più persone che la convivenza multispecie non solo è possibile, ma è praticabile ed urgente.

  • Sostieniamo le lotte di liberazione e facciamo rete e allenza con le popolazioni che resistono al terricidio con azioni di resistenza e boicottaggio delle imprese e le multinazionali che ne sono responsabili.

  • Informiamoci sulle iniziative e le lotte nei territori che abitiamo partecipando attivamente e facendo rete con altri movimenti.

Note

(1) usiamo volutamente la parola persone perchè stiamo parlando di individui/corpi senzienti, con sentimenti, emozioni e personalitá

(2) allevamento intensivo: stabulazione massiva con animali contenuti in strutture

(3) allevamento estensivo: stabulazione più o meno massiva con animali tenuti al pascolo




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