• Mari

manifesto per l'Autodeterminazione e la liberazione

Aggiornamento: 3 ott

processo aperto e riattivato dalle laboratorie per l'AUTOdeterminAZIONE e la liberAZIONE dei corpi


La laboratoria (lanciata durante la giornata aperta della campeggia ecotransfemminista del 10 luglio 2021 dall' assemblea transterritoriale Corpi e Terra di NonUn∂dimeno) è un'assemblea autonoma, aperta, orizzontale con uno sguardo ecotransfemminista multispecie e vuole scrivere e agire un posizionamento a partire dal sè, dalle esperienze e dai vissuti, dalle elaborazioni e le criticità, ma soprattutto dall'euforia dell'esserci contro ogni "disforia" patologizzante e patologizzata e dalla improrogabile liberazione dei corpi di tutti da ogni forma di possesso, sfruttamento e potere sulle categorie di specie, razza e genere.

Ad ogni incontro la tematica é stata annunciata in modo che si potesse partecipare a partire anche da una riflessione individuale e collettiva dell'incontro.

Gli incontri sono stati on line. I primi 15 minuti sono destinati all'accoglienza di nuove persone, gli ultimi 30 per raccogliere i punti su cui c'è consenso; 15 minuti sono destinati alla tematica della settimana successiva.

Ci siamo, esistiamo, parliamo e affermiamo i nostri diritti. Fatevene una ragione!



Incontri svolti:



Linguaggio: (riflessioni emerse nei vari incontri)

  • Preferiamo relazioni multispecie alla parola antispecismo significandolo come la necessità di costruire comunità e relazioni multispecie decostruendo nelle pratiche gerarchie di specie, e favorendoe riconoscendo come ricchezza la diversità. Vogliamo lavorare non più una "lotta contro" ma immaginare un "lavorare per"

  • Preferiamo superare l'uso di categorie quali "paesi in via di sviluppo" "terzo mondo" che sono frutto di pratiche coloniali per favorire parole come "comunità che vivono in altri territori" o "in altre geografie"

  • Preferiamo l'uso di persona con disabilità a persona disabile in quanto non è la disabilità che definisce la persona

  • Alcunu di noi preferiscono la parola "transgenere " invece che "persona non binaria" perchè stancu di definirsi come negazione di una norma rivendicando una identità oltre (trans) i generi

  • usiamo la parola percorso di affermazione di genere invece che transizione perchè non passiamo da una parte ad un'altra ma affermiamo ciò che siamo

  • Non usiamo la parola "transessuale" che è stata usata proprio per definire la corrispondente patologia. Il termine transessualità è stato coniato dal medico M. Hirshfeld all'inizio del 900 per distinguere il fenomeno del transessualismo da quello diverso del travestitismo. Il termine fu ripreso nel 1949, dal medico DO Cauldwell nel testo Psychopathia Transexualis, riconoscendo "l'esistenza di individui che vogliono essere membri del sesso a cui non appartengono. Usiamo in sostituzione la definizione di ombrello di "persone trans".

  • Non usiamo MtF, FtM (da M a F o da F a M) che rimanda ad un passaggio da un sesso all'altro, un diventare altro mentre ci affermiamo per quello che siamo

  • Antispecismo: Lotta contro le discriminazioni di specie. Non equipariamo l'antispecismo al veganismo in quanto il veganismo è solo una delle pratiche antispeciste e lo definiamo come il paradigma che consente tutte le animalizzazioni e oppressioni.

  • Veganismo: prassi correlata all'antispecismo che prevede il fatto che non ci siano comportamenti e o pratiche di vita che coinvolgono lo sfruttamento in qualsiasi forma di altri animali. La pratica dell'alimentazione vegana può anche non essere antispecista quando determinata da ragioni dietetiche, salutiste e/o comunque antropocentriche arrrivando anche a derive razziste, abiliste, omolesbobitransfobiche, estinzioniste, sessiste, fasciste ecc

  • Relazioni multispecie: posibilità di immaginare e praticare relazioni non gerarchiche tra persone (umane o altru animal ) di comunicazione, cura e/o affetto

  • Ecotransfemminismo: pensiero che pratica l'intersezionalità tra pensiero transfemminista ed ecologista

  • Relazione con le istituzioni: partiamo con l'assunzione della soggettività politica dei movimenti che non hanno bisogno di rappresentanze istituzionali perchè si autorappresentano con le loro pratiche: Questo manifesto non vuole chiedere ma narrare, affermare, esigere, problematizzare e dialogare

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Bozza del manifesto emerso nei primi incontri (continuaimo a chiamrlo bozza in quanto é un testo in continua trans-formazione come noi e le nostre vite, una base di partenza solida però per dialoghi e incontri ed eventuali revisioni





Manifesto per l'autodeterminAZIONE e la liberAZIONE (dove la parola azione è fondante)


L'obiettivo del movimento transfemminista non è l'omogeneizzazione dei pensieri e delle pratiche (un arrivarci tuttu) ma la convergenza strategica, quando possibile, su obiettivi comuni a partire dalle esplicitate e riconosciute diversità.


Lo spazio politico va liberato per dare voce, forza ed espressione politica a tutte le diversità. Il nostro essere con i corpi, le nostre relazioni, il nostro parlare e soprattutto il nostro ascoltare, l'apprendere altre pratiche di lotta e di resistenza, il contaminarci è fondamentale.


1. IL TRANSFEMMINISMO è MULTISPECIE O NON è


L'essere umano ha vissuto un processo determinato dalla sindrome del divino, un'autorappresentazione del proprio potere che lo porta a pensare che si possa disporre di altri corpi e si possa considerare il tutto come "risorsa". Non è Dio che ha creato l'uomo ma l'uomo che ha fatto dio a sua immagine e somiglianza. Si continua a non volerne parlare perchè il parlarne determina la necessità di assumere delle responsabilità individuali. Ha deciso di autonarrarsi come "homo sapiens" per legittimare e giustificare qualsiasi forma di dominio e potere esercitato e deresponabilizzarsi. In fondo il suo potere sta nello scettro, quello scettro che non poteva essere passato ad una donna, quel bastone che ha colpito altri corpi anche più forti ma "senza armi".


La violenza strutturale del sistema si radica nella cultura ciseteropatriarcale e impone la sua riproduzione attraverso le norme binarie e le gerarchie di razza, abilismo, genere e specie. Il patriarcato è il sistema di oppressione politico, economico, culturale e religioso che conferisce potere alla categoria "uomini cishet" sugli altri corpi ed ecosistemi. Il colonialismo del sistema capitalista riflette la stessa matrice oppressiva nei territori e continua nel tempo.


È necessario partire da sé, da quel personale politico, dalla consapevolezza dei privilegi e delle oppressioni, ma anche da desideri, sogni e la forza dell'immaginario per costruire quell'intersezionalità necessaria ad una lotta al capitalismo eterocispatriarcale che non può più essere settorializzata nè priorizzata.


Privilegi e gerarchie producono razzismo, sfruttamento, repressione e discriminazione nei confronti di tutti i corpi degli individui che si sottraggono alle norme di genere (trans, travesti, persone non binarie, intersex e +), di orientamento sessuale (lesbichə, pansessualə, asessualə, aromantiche, poliamorosə, gay, e +), di classe, di specie, di abilismo, di agismo, di "razza",.....


Diversità è un concetto che porta a valore la specificità di ognunə di noi, di ogni corpo, di ogni individuo, di ogni elemento di questo ecosistema. Siamo in quel margine che spinge all'azione. C'è sempre una grande resistenza politica alle diversità quando vengono affermate. La prospettiva è la liberazione per tuttu che si lega fortemente a pratiche di resistenza ma anche alla costruzione di alternative.


La gerarchia di potere imposta sugli altri animali e su tutti i corpi viventi è il paradigma di riferimento delle oppressione anche tra gli animali umani. Non è forse la gerarchia di specie il primo e più profondo normalizzato grado di subordinazione? E non sono proprio quei corpi che scappano ai mattatoi, alle gabbie, alla schiavitù, alla violenza delle armi usate in nome della "sicurezza" a insegnarci un cammino di liberazione?

In questo senso diamo valore ai rifugi per animali resistenti che interpretiamo come veri e propri centri antiviolenza in cui il pensiero ecotransfemminista fondato sulle relazioni multispecie diventano pratiche quotidiane di vita e lavoro purtroppo oggi ancora fondato sul volontariato, sulla precarietà e sull'assenza di riconoscimento delle conseguenze in termini trasformativi per la vita di tuttu di queste realtà. Anche solo una visita a quelle realtà, un ascolto delle storie degli individui che le abitano apre brecce importanti nella possibilità di costruire nuove relazioni multispecie. Sono proprio le storie di questi "altri" animali che ci segnalano la vicinanza di pratiche violente agite anche su animali umani come il controllo sulla popolazione,le migrazioni forzate, gli stupri, i genocidi di controllo intere popolazioni,"risorse a disposizione".

Il fatto che altri animali siano identificati come esseri inferiori e quindi utilizzabili per rispondere ai bisogni di altri corpi che su loro hanno un potere esercitato con la violenza di un recinto e il ricatto della sopravvivena attraverso i cibo rende possibile l'animalizzazione dei corpi umani, l'occupazione e la colonizzazione dei territori sia attraverso le forme violente degli eserciti che quelle altrettanto violente delle multinazionali del capitalismo liberale.

Definire chi si sottrae alle norme come “animale”, oltre che privarlu della propria soggettività e autodeterminazione, dà la possibilità di normalizzare la repressione violenta e il genocidio di interi popoli. Rende possibile lo sfruttamento, l'incarceramento, il manicomio o il TSO, la psichiatria e la patologizzazione, la tortura nei luoghi di detenzione e l'uccisione come gli assassinii costanti di persone nel Mediterraneo.


Visibilizzare i punti di connessione tra femminismo e antispecismo è quello che da anni facciamo come ecotransfemminist∂ multispecie.

Non c'è liberazione per nessun∂ se non ci liberiamo tuttə.


Il parlare dei corpi di tutti rende possibile l'assunzione delle parole genocidio, tortura, stupri per indurre alla riproduzione, privazioni alla nascita, sfruttamento anche per gli animali non umani. Queste violenze hanno un'identica matrice strutturale e culturale. C'è stata l'illusione all'inizio della pandemia quando risuonavano le parole "salto di specie" che rimandano alle responsabilità, alla radice profonda della trasmissione del virus che sono tutte da ricercarsi nella famosa frase rimasta lettera morta "non vogliamo tornare alla normalità perchè la normalità era il problema". Non siamo tornatu alla normalità perchè il sistema è stato perfettamente in grado di ingerire il problema e rivomitare forme ancora più precarie, più sofferenti, più legato al profitto rivestite tra l'altro del verde, del fucsia e dell'arcobaleno delle nostre parole utilizzate per lavare una faccia di chi vuole continuare con la distruzione del territorio, riproporre le grandi opere e il nucleare, le deforestazioni, gli allevamenti. Nessuno ha messo in discussione le produzioni e le sue forme, tutto ha girato intorno alla necessità di continuare a produrre e di non fermare questa economia. Nessuno ha parlato di riconversioni necessarie ed urgenti, di una trasformazione profonda dell'industria alimentare e della sua distribuzione.


Fino alla svolta finale in cui l'attenzione è stata tutta spostata verso il nemico maggiore responsabile della pandemia individuato nelle persone non vaccinate. Nulla è stato fatto per l'eliminazione delle patenti sui vaccini perchè davvero in tutte le geografie chi voleva vaccinarsi potrebbe farlo. I profitti delle case farmaceutiche ben in vista anche in una situazione di globale sindemia aumentando l'ingiustizia sociale Le vere cause del virus non sono state eliminate nè si sono iniziati percorsi o assunti impegni in questo senso


Il tema della sovrappopolazione umana è nelle nostre popolazioni anche e fortemente legato all'insistenza, riecheggiante anche nella stampa mainstream, della destra occidentale e dei governi rispetto alla sua denatalità. Lu umanu sono apparsi sulla terra circa 200000 anni fa e ci sono voluti circa 200000 anni per arrivare a contare un miliardo di persone (inizio 1800). In 12 anni (dal 1999 al 2011) siamo passat∂ da 6 a 7 miliardi, oggi siamo quasi 8 miliardi (cifra che sarà probabilmente raggiunta nel 2024).


Stiamo volutamento producendo la nascita di animali destinati alla macellazione e all'industria alimentare. Solo il 3% dei mammiferi che vivono nel pianeta è composto da mammiferi selvatici, mentre il restante 97% si divide tra esseri umani (30%) e gli animali che essi allevano per nutrirsi (67%).


La sovraproduzione dei consumi imposta dal capitalismo necessita forza lavoro e una quantità crescente di animali allevati. In questo percorso di dialogo ci siamo chiesti se l'obiettivo della chiusura degli allevamenti intensivi possa essere uno step intermedio a cui riferirsi. Questo punto resta molto controverso anche al nostro interno perchè se da una parte strategicamente potrebbe essere un passo in avanti, dall'altra ci sembra non corrispondente all'idea di un immaginario multispecie, che non può assolutamente limitare la lotta allo sfruttamento intensivo, bensí deve lottare contro lo sfruttamento tutto.





Non possiamo limitarci al concetto welfarista della "mucca felice fino al mattatoio" Continuiamo a pensare che l'unico allevamento buono sia quello chiuso!


L'allevamento è un abominio. Risponde ad una visione antropocentrica e capitalista in cui l'uomo impone un potere gerarchico e patriarcale su tutte le specie, mercificandole, oggettificandole e privandole della proprio esistenza. Si basa sulla reclusione di individui obbligati a riprodursi per scopi produttivi, relegati a "macchinari" al nostro servizio, annullando ogni loro possibilità di autodeterminazione e libertà portandoli alla morte dopo averlə oppressə e resə schiavə.


Questo sistema, per come si sviluppa e si autopromuove, alimenta la visione degli animali come oggetti, allontanandoli dai nostri sguardi rendendoli invisibili, annullando la possibilità di conoscerli per chi sono, in modo che per la maggior parte di noi siano solo "pezzi di carne" o produttrici di latte o uova anzichè persone (1) che hanno il nostro stesso diritto di esistere e vivere senza catene. Anche quando l'animale viene rappresentato non si mostra la reale situazione di sofferenza al quale è sottoposto. I verdi pascoli, la mucca felice, il maiale allo stato brado sono finzioni pubblicitarie ed anche laddove fossero reali vi è comunque sfruttamento.


Esistono pochissime realtà estensive, ma si basano sempre e comunque su quel "patto" paternalista ed opportunista secondo il quale l'animale viene concepito come contento di dare a "noi" il suo apparato riproduttivo, il nutrimento della sua prole, finanche il suo stesso corpo in cambio del minimo che gli occorre per sopravvivere e produrre.


Oltre a reificare le soggettività animali, l'esistenza dell'allevamento crea ed aggrava gli squilibri nelle relazioni ecosistemiche. Interi territori subiscono mutazioni come deforestazioni, cementificazione, sversamento di reflui, sfruttamento eccessivo delle falde idriche e loro inquinamento, sottraendo spazi agli animali selvatici ed alla vita selvatica tutta.


Ma non solo la vita animale e la natura ne risentono. Il mantenimento dell'allevamento comporta un utilizzo massivo di beni comuni per cui interi popoli originari vengono cacciati violentemente dai propri territori per far posto alle coltivazioni necessarie alla produzione di mangimi o ai pascoli per l'allevamento estensivo(2). Intere popolazioni lottano e resistono opponendosi al terricidio o sono costrette a migrare a causa della perdita dei propri territori.


Di per sé, i ruminanti non sono un problema per il pianeta. La loro esistenza risale alla notte dei tempi e mai hanno creato problemi a livello ambientale. Anzi. Semmai danni enormi agli ecosistemi sono stati causati della loro scomparsa nei loro territori. I cosidetti danni relativi alle immissioni di gas climalteranti, non sono imputabili agli animali stessi, bensì alla suddetta condizione di detenzione ed all'alimentazione modificata. Il tentativo di far rimanere produttivi i corpi per il tempo necessario per essere un guadagno e non una spesa, porta ad un uso massivo di farmaci ed antibiotici.


Questa condizione si traduce sempre più in malattie che sterminano gli animali stessi oppure che scatenano allerte e richieste di abbattimenti per salvare non l'animale, bensì il capitalismo. Si scatenano anche virus e batteri sempre più resistenti ai trattamenti farmacologici che causano malattie zoonotiche (che si diffondono anche all'animale umano), difficili da contrastare e contenere.


Smettere di consumare ed usare i corpi di altri animali informandoci sulla loro esistenza e su come possiamo smettere di oggettificarli.

  • Significa cambiare visione, avvicinarsi agli altri animali per conoscere le loro emozioni, le loro paure, i loro desideri.

  • Significa smettere di pensare a loro come nostri subalterni ed iniziare a pensarli come compagnə, smettendo di crederci superiori a loro sfruttandoli ed iniziando a concepirci come loro alleatə. L'oppressione in tutte le sue forme ha radice comune nel patriarcato e nel pensiero capitalista ed utilitaristico. Ciò che determina lo sfruttamento delle altre specie è paradigma di ogni sfruttamento.

Nessunə può essere liberə continuando ad opprimere qualcun altrə.


Sosteniamo i rifugi per animali resistenti dove numerose soggettività hanno ritrovato la libertà ed il rispetto nella convivenza multispecie.

Esistono luoghi dove chi riesce ad uscire dalle grinfie del sistema e sfuggire all'oppressione trova finalmente pace. Luoghi dove la convivenza multispecie è reale e tangibile ogni giorno. Portati avanti da chi ha deciso di dedicare la loro vita alla liberazione, esistono per essere un'anomalia del sistema e mostrare al mondo chi sono le persone che di solito si è portati a considerare oggetti, raccontare le loro storie e il loro passato e far conoscere come funziona il sistema stesso dell'allevamento. I rifugi si basano sul volontariato e sul sostegno tramite eventi di autofinanziamento o donazio. Sono considerati, burocraticamente, come allevamenti perchè non esiste ancora un riconoscimento non tanto per questi luoghi, bensì per l'animale stesso. È fondamentale quindi supportarli nelle loro pratiche di ogni giorno e nel messaggio che portano avanti, perchè le voci degli animali resistenti possano diventare sempre più potenti ed essere ascoltate davvero da tuttə.


Contrastiamo questo sistema attivandoci con mobilitazioni ed azioni, partecipando attivamente alla resistenza ed alle lotte nelle comunità e nei territori in cui viviamo.

  • Una delle prime azioni è smettere di consumare i corpi degli animali e finanziare la loro mercificazione decidendo di abbracciare pratiche antispeciste.

  • Dedichiamo tempo al volontariato presso i rifugi, seguiamo le loro iniziative e sostieniamo a distanza uno o più animali.

  • Partecipiamo ad azioni dirette per sostenere gli animali nel loro processo di liberazione.

  • Diffondiamo il più possibile questo messaggio per far conoscere a più persone che la convivenza multispecie non solo è possibile, ma è praticabile ed urgente.

  • Sostieniamo le lotte di liberazione e facciamo rete e allenza con le popolazioni che resistono al terricidio con azioni di resistenza e boicottaggio delle imprese e le multinazionali che ne sono responsabili.

  • Informiamoci sulle iniziative e le lotte nei territori che abitiamo partecipando attivamente e facendo rete con altri movimenti.



Si continua a colpevolizzare come responsabili del cambio climatico le comunità che erroneamente si pensa si riproducono maggiormente quando invece ne sono responsabili le produzioni occidentali delle multinazionali collegate a industrializzazione massiva. La sovraproduzione non è determinata dalla sovrappopolazione perchè è proprio il capitale che produce e induce ai consumi ed é anche vero che un aumento di lavoro salariato e produzione (quindi denaro e risorse) induce alla maggiore riproduzione.

Il sistema è fondato su abilismo e agismo che ritiene inutili ai suoi scopi le soggettività non riproduttive e produttive. Il razzismo si esprime nel mercato del lavoro attraverso la precarizzazione forzata e l'uso indiscriminato di persone migranti spesso schiavizzate, sottopagate e violentate che possono muoversi solo quando fa comodo al capitale (lavori stagionali di raccolta, lavoro di cura, lavori che espongono a grandi rischi,...). Si spinge sulla ipotetica bassa natalità nei paesi occidentali in modo razzista, agitando la folle paura della cosiddetta sostituzione etnica.


Evitando di rischiare di sovradeterminare le varie soggettivitá e di imporre limiti all'autodeterminazione e alla giustizia riproduttiva che impone la libertà di scelta crediamo che sia un tema da porsi anche perchè strettamente colegato alle teorie familistiche. Riconosciamo nella famiglia il primo anello per la riproduzione di questo sistema e delle sue norme oppressivedi genere. Nel momento in cui ci sottraiamo dal nostro destino biologico, da quello socioeconomico, dal lavoro riproduttivo e gratuito destinato alle persone AFAB o femminilizzate di fatto hakeriamo il sistema (sia quello dei generi che quello economico.)


Il benessere, il lusso, il consumismo sfrenato sono la prova della nostra responsabilità come esseri umani nella distruzione del mondo. Questo si riflette nelle scelte che compiamo ogni giorno, dobbiamo decostruire il nostro sentirci come specie dominante sulle altre.

Forse è proprio questa la motivazione della resistenza maggiore rispetto al pensiero multispecie. Riconosciamo il veganismo come pratica conseguente all'assunzione del pensiero multispecie. Forse quello che spaventa di più le persone è dover cambiare il proprio stile di vita, legato spesso a tradizioni e abitudini. C'è bisogno di una presa di consapevolezza e assunzione di responsabilità individuale che diventi pratica collettiva di costruzione di alternative.


Nella nostra riflessione è emerso il tema dell'antiantivivisezionismo e della pratica del veganismo in relazione a persone con disabilità e/o con particolari esigenze legate alla salute o agli interventi sul proprio corpo.

Ci sono varie correnti di pensiero antivivisezionismo:

  • antivivisezionismo scientifico: la sperimentazione animale non funziona, è falsa scienza

  • antivivisezionismo etico: la sperimentazione animale può funzionare oppure no ma non importa, passa in secondo piano perché quello che conta é che non é etico usare esseri senzienti

  • antivivisezionismo politico che critica la sperimentazione animale e propone idee e pratiche alternative

Quando si parla di antivivisezionismo, non si puó ridurre tutto ad un non prendere farmaci nè a demonizzare od escludere chi deve (per mille e svariate ragioni) prenderli. Affermare che un'antispecista non deve prendere farmaci è espressione di una posizione di privilegio che può essere agita da chi non dipende dalla necessità di poter sopravvivere solo assumendo quella specifica terapia. Queste rigide affermazioni colpisono persone medicalizzate perché affette da patologie varie ma anche persone in percorsi di affermazione di genere


Bisogna trovare altre strade per testare le cure evitando giudizi colpevolizzanti.


La nostra pratica non consiste nel dire quali debbano essere le scelte individuali ma affrontare il discorso da un punto di vista multispecie come percorso di fuoriuscita da un sistema antropocentrico basato sulle gerarchie di potere di specie, classe e genere, geografie di provenienza,....


L'80% delle produzioni agricole è destinato all'allevamento.

Il nostro sistema è basato su un settore agricolo che non fa distinzione tra quello di coltivazione direttamente ad uso umano e quello dell'allevamento e delle coltivazioni ad uso animale. Questo determina che i fondi a sostegno dell'agricoltura di fatto vengano indirizzati verso tutto il comparto agricolo ma vengono assorbiti maggiormente dall'allevamento, soprattutto quello intensivo, perchè é quello più soggetto a perdite a causa delle sue enormi criticità del suo stesso esistere. Si interviene quindi a partire dalle perdite ma non esaminandone la ragione di tali problematiche, ossia l'esistenza stessa dello sfruttamento animali che renderebbero più chiare e finanziabili le necessarie riconversioni (da allevamento ad agricoltura per esempio). La separazione tra agricoltura e allevamento metterebbe anche in evidenza attraverso i dati ufficiali la reale differenza di impatto tra i due settori


La sindemia ha inizialmente generato una critica radicale al sistema e avrebbe potuto determinare una maggiore attenzione alla questione animale in virtù anche della critica alla propagazione di zoonosi causate o accentuate dallo sfruttamento animale insieme a quello dei territori ed a quello delle persone umane.


Ma la liberazione animale, la lotta ecosistemica e di classe continuano ad essere lasciate ai margini e con loro anche l'immaginario di relazioni ecosistemiche multispecie fondate su altre economie in grado di invertire la corsa di questo sistema basato sulla distruzione e prevaricazione di ogni corpo vivente.

Anche il concetto di intersezionalitá delle lotte spesso é vissuto in maniera incompleta o superficiale e non sempre si applica una vera convergenza delle lotte.


È il momento di assumere anche nei nostri territori il concetto di lotta al terricidio e l'obiettivo del buen vivir nella costruzione di alternative.


Ce lo insegnano il movimento NO TAV contro l'alta velocità, no TRİV contro le trivellazioni per il petrolio, le lotte per la ripubblicizzazione dell'acqua e della sanità, le recenti lotte della GKN, i percorsi rurali che oltre ad offrire un cibo migliore e a recuperare i semi antichi difendono terre divenute fragili a causa delle cementificazioni e urbanizzazioni.

In sintesi costruire pratiche di lotta globali al capitalismo esaltando la pluralità delle nostre diversità includendo la lotta multispecie in modo che nessuna soggettività vivente sia esclusa


2. Autodeterminazione


Che cos'è il genere? L'identità di genere? Come decostruire il sistema patriarcale e il suo vincolo con il sistema capitalista e liberale?


L'identità di genere è in sè una gabbia. È stata costruita socialmente e storicamente. È una costruzione sociale che serve al sistema per normalizzare l'oppressione. Il fatto che sia una costruzione sociale, politica, culturale e storica non esclude o elimina la sua esistenza, solo la contestualizza. In questo contesto anche la sua decostruzione è possibile insieme al sistema che l'ha generata e a cui è funzionale rispetto alla possibilità della sua stessa riproduzione e continuità. L'autodeterminazione è la pura esistenza di una soggettività (soggettività intesa come qualsiasi corpo vivente a cui si faccia riferimento).

La decostruzione del binarismo di genere e dei generi come termine di riferimento è un obiettivo rivoluzionario proprio perchè la definizione di genere è legata ai ruoli definiti dal capitalismo e del sistema in cui viviamo. Si tratta di modificare in modo radicale il pensiero e la vita, di scegliere e vivere nuovi paradigmi di relazione ecosistemica.

L'assegnazione del genere è attuata nel nostro paese alla nascita e solo in funzione dei genitali. Alla nascita non vengono infatti esaminati i cromosomi ma solo i genitali. Le persone intersex vengono indirizzate dal sistema sanitario vigente e nonostante le indicazioni anche a livelli istituzionali (parlamento euroeo,OMS, ..) verso un genere o l'altro per rispondere alle norme stabilite attraverso quelle che possiamo e dobbiamo definire mutilazioni genitali perchè operate senza possibilità di consenso da parte della persona su cui si interviene.

È da questa assegnazione che scaturiscono ruoli e norme che seguono basandosi sul binarismo (corpo che opprime e corpo oppresso). Le oppressioni si eliminano nel momento in cui si elimina qualsiasi distinzione di sesso (Wittig)

Chi è il soggetto politico del transfemminismo? Qualsiasi persona che lavora sulla sua identità è parte di questo percorso. Anche chi si identifica in un genere binario che non sia stato assegnato alla nascita è una persona che si sottrae alle norme binarie imposte e quindi soggettività politica transfemminista. (lesbiche, gay, trans e transgenero (nella sua sostituzione alla definizione no binary), bisex, queer, froce, intersex, asessual∂ e aromantich∂, poliamoros∂, pansessual∂, ....) Anche le persone che si identificano con un genere binario non possono non riconoscere le istanze di chi invece non si riconosce. Non lasciare nessunu indietro è importante. Non e' scontato che il genere sia per tutte le persone una gabbia gabbia è la non possibilita' di autodeterminarsi.

In questo paradigma di autodeterminazione e di liberazione nostro desiderio è l'eliminazione dell'indicazione di genere da ogni documento di identità e da ogni modulo di richiesta di lavoro o qualsiasi altro strumento laddove questo possa generare una discriminazione. È importante affermare che nelle carte di identità precedenti a quelle digitali e tuttora valide non esiste la distinzione M/F. Affermiamo che l'uso della X nel caso in cui il genere continui ad essere indicato permetterebbe almeno la possibilità di sottrarsi a quella M o F imposta attualmente. Dobbiamo sottolineare che troppo spesso la X viene indicata come un "terzo sesso/genere", per restare di nuovo ingabbiati nel genere. La X è quella possibilità di sottrarsi alla norma eteropatriarcale di sesso/genere, ed indica l'essere oltre a questi, oltre al fatto che con la X si determina la possibilità di indicare l'infinità del sesso biologico - parafrasando l'attivismo intersex: esiste un sesso biologico per ogni persona - e l'impossibilità di relazionare questo con eventuali ruoli costruiti con i generi. La X nei documenti è rivoluzionaria in questo momento perchè manda il sistema in tilt cosi come lo è mantenere l'obiettivo ultimo dell'eliminazione del sesso anagrafico dai documenti di identità.

La X è un primo passo per mandare il sistema binario in tilt dato che, in caso di intervento sulla salute sarà necessario poter approciarsi con le dovute specificità che non sono più determinate dal genere indicato nel documento di identità, rimette in discussione tutto ciò che deriva dal sistema di assegnazione del genere da parte delle istituzioni sui diritti legati alla salute e non solo.

La medicina di genere porta alla luce che anche nel campo della salute l'universale di riferimento è quello dell'uomo con cromosomi XY. Questo determina notevoli problemi per tutt coloro che non rientrano in tali parametri - donne cis, persone intersex, persone trans che, intervenendo con percorsi di medicalizzazione, possono avere modificato il proprio sesso biologico in modo unico e personale.


L'attenzione dei percorsi di salute, gli screening di prevenzione, le eventuali terapie necessarie, l'accesso all'aborto o alla riproduzione non vanno differenziate in base al genere ma adeguate alle caratteristiche biologiche dei corpi e ai loro bisogni per tendere al ben essere integrale, allo "stare bene".

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