• Mari

Laboratorio ecotransfemminista multispecie

30 luglio 2021 h 12

LA ZAD (zone à défendre) di notre dame de Landes, Nantes, Francia

Noi arriviamo qui a LA ZAD dopo un percorso di una settimana nella campeggia ecotransfemminista multispecie ad AGRIPUNK (5-9 luglio) e la giornata aperta del 10 luglio https://www.facebook.com/events/496510974889569/




Abbiamo organizzato il nostro incontro il 30 luglio alle 12 nello spazio femminista di LA ZAD. Non avevamo mandato la proposta prima dell'inizio delle giornate separate per cui lo abbiamo annunciato nell'assemblea finale delle due giornate (28 e 29 luglio) e con alcuni cartelli in giro per l'area del festival

A questo link il racconto delle giornate a LA ZAD https://radiosonar.net/camminare-domandando-la-gira-por-la-vida-arriva-a-la-zad/


Il gruppo di facilitazione (Clau, Mari,Vale) si è incontrato il giorno prima per preparare la pratica dell'incontro e per sintetizzare il lavoro uscito dalla giornata aperta della campeggia ecotransfemminista del 10 luglio

È stato un incontro molto partecipato, queer, colorato, coinvolto, appassionato che ha visto 50 persone lavorare insieme per tre ore

Abbiamo iniziato l'incontro con la presentazione della campeggia ecotransfemminista multispecie, dell'assemblea Corpi e Terra di Non una di meno e del suo percorso e di Agripunk e con l'invito a partecipare alla campagna di sostegno a questo pezzo di ZAD (zone a defendre) nella val d'Ambra in italia

Sintesi giornata aperta del 10 luglio nell'ambito della campeggia

https://retecorpieterranud.wixsite.com/seminaria/post/camminare-domandando-dalla-campeggia-a-la-zad

Presentazione di Agripunk e della sua lotta di resistenza https://retecorpieterranud.wixsite.com/seminaria/post/agripunk-una-storia-di-resistenze

Abbiamo pensato di partire con alcune parole e con una proposta di metodo sintetizzando in 5 domande il documento uscito dalla campeggia partendo dalla lettura di questo breve testo:

"Arriviamo qui con alcune parole:

giustizia ecosistemica, giustizia multispecie, giustizia riproduttiva, intersezionalità, transfemminismo, decolonialità e liberazione a cui vorremmo aggiungere quelle che incontreremo qui ....


Il nostro più che un dire vuol essere un domandare a partire da alcune affermazioni in cui ci riconosciamo e che sono sempre e comunque situate in un pensiero ecotransfemminista multispecie di persone che vivono attualmente in Europa.


La violenza strutturale del sistema si radica nella cultura ciseteropatriarcale e impone la sua riproduzione attraverso le norme binarie e le gerarchie di razza abilismo, genere e specie. Il patriarcato è il sistema di oppressione politico, economico, culturale e religioso che conferisce privilegi agli uomini “cishet” sugli altri corpi ed ecosistemi. Capitalismo e colonialismo ne condividono la matrice oppressiva che si ripete nei territori e nel tempo. Privilegi e gerarchie producono razzismo, sfruttamento, repressione e discriminazioni nei confronti delle donne e di tutte le persone che si sottraggono alle norme di genere (trans, travesti, persone non binarie, intersex e +) e di orientamento sessuale (lesbiche, pansessualə, asessualə, poliamorosə, gay, e +). E' necessario partire da sé, dalla consapevolezza dei privilegi e dalle scale di oppressione per costruire quell'intersezionalità necessaria ad una lotta ad un capitalismo sistemico che non può più essere settorializzata. Camminare domandando, ascoltare con la mente ma anche sentire con tutti i sensi. Possiamo avere radici o anche stare nel margine in quel decentrarsi che spinge all'azione.

La prospettiva è la liberazione per tuttu che si lega fortemente a pratiche di resistenza ma anche alla costruzione di alternative. Il nostro esserci con i corpi, le nostre relazioni, il nostro parlare e soprattutto il nostro ascoltare, l'apprendere dalle altre pratiche di lotta e di resistenza, il contaminarci è fondamentale. C'è sempre una grande resistenza politica alla diversità quando viene affermata.

Lo spazio politico va liberato per dare voce, forza ed espressione politica a tutte le diversità. Non c'è liberazione per nessun∂ se non ci liberiamo tuttə."


Le domande che abbiamo proposto sono state:

  • Come rompere con le pratiche di animalizzazione che riguardano animali umani e non?

  • Come costruire pratiche di lotta per la giustizia ecosistemicaa livello G-Locale a partire del valore della diversità dei nostri corpi e territori?

  • Perchè la violenza e lo sfruttamento agita da animali umani su animali non umani non si riconosce come tale?

  • Cosa intendiamo per giustizia riproduttiva? Come questa si vive in copi umani e non?

  • Quando parliamo di lavoro sessuale sempre ci ritroviamo con la stessa domanda: Fino a che punto si può parlare di una scelta di lavoro libera? perchè questa stessa domanda non la ritroviamo in altre scelte lavorative?


Il metodo che abbiamo seguito è stato quello divisione in gruppi; per favorire l'incontro, l'assegnazione ai gruppi è stata realizzata in modo casuale, assegnando a ciascuna persona un numero da da 1 a 5 e riunendo gli stessi numeri per formare il gruppo; dato il plurilinguismo delle persone partecipanti, è stato possibile il passaggio dal'uno all'altro gruppo di lavoro per risolvere il problema della comunicazione. richiesta era quella di rispondere a tutte le domande poste. Se ne poteva però scegliere l'ordine e quindi cominciare da quella che risvegliava maggior interesse sapendo di dover tendere a dare risposte a tutte e che il tempo a disposizione era di un'ora. Il gruppo sapeva di dover scegliere subito una persona che avrebbe fatto da portavoce e che avrebbe riportato il tutto in plenaria


La plenaria successiva al lavoro di gruppo è stata all'ascolto delle riflessioni che sono state portate dai vari gruppi e registrate su cartelloni. Sono state ascoltate le riflessioni domanda per domanda e alla fine dei report di ogni domanda ci sono stati dialoghi di approfondimento e/o di ulteriore sottolineature di criticità


Il check finale è stato molto positivo e soprattutto nonostante l'incontro sia durato 3 ore c'era iuna gran voglia di continuare il cammino

Ecco qui le risposte che abbiamo raccolto:

Come rompere con le pratiche di animalizzazione che riguardano animali umani e non? Perchè la violenza e lo sfruttamento agita da animali umani su animali non umani non si riconosce come tale?

  • assumere la consapevolezza e decostruire le gerarchie di specie che si riproducono immancabilmente con le gerarchie nelle lotte. L'ecocidio anche chiamato terricidio passa attraverso la sofferenza, lo sfruttamento, e la violenza agita su altri corpi senzienti.

  • Assumere questa consapevolezza porta inevitabilmente ad una giudicata difficile messa in discussione dei privilegi e favorisce il perpetuarsi del dominio

  • La normalizzazione dello sfruttamento passa attraverso il concetto interiorizzato che la terra e gli individui non umani che la abitano siano risorsa per i bisogni umani. Il capitalismo è l'espressione più forte e potente di questo concetto piegando le "cosiddette" risorse al profitto

  • Nelle lotte (quella dell'oppressione animale è continuamente marginalizzata

  • c'è un meccanismo di distanza dagli animali e dalla violenza (ne sono esempio il nominare con altro nome i corpi animali morti per minimizzare e nascondere la violenza (es: bastoncini findus, carne equina, drumstcks per le coscette di pollo,....).

  • Le stesse confezioni di prodotti animali e i luoghi in cui si vendono allontano costantemente chi acquista dai luoghi e dal processo che ha portato alla loro preparazione

  • affrontare e svelare l'animalismo di destra che nasconde razzismo e islamofobia (alcune pratiche di uccisione vengono segnalate come barbare o brutali mentre quelle dei paesi occidentali non viste, sapute, immaginate, documetate sono di per sè pulite, indolore e accettabili)

  • l'urbanizzazione e le enormi colonie urbane hanno aumentato la distanza dal mondo animale che viene costantemente visto come un problema, individui da eliminare, disturbanti, sporchi. Nello stesso tempo la distruzione dei territori ha ridotto quando non eliminato lo spazio per gli animali "selvatici" il cui habitat viene costantemente colonizzato, distrutto, cementificato.

  • Gli spazi di detenzione animale e di uccisione sono distanti e questo produce un meccanismo di negazione della loro esistenza

  • lo sfruttamento di altri individui animali non viene assunto come un male. C'è una depersonalizzazione dell'oppressione e di chi la esercita

  • La violenza e anche la morte hanno un valore diverso se agite su corpi animalizzati. Rompere la gerarchia di specie rompe la possibilità di animalizzazione e quindi la normalizzazione della stessa violenza.

  • L'umanizzazione di alcune specie animali porta al riconoscere la violenza agita solo su alcune specie considerate superiori (cani, gatti, criceti) ma è la vicinanza e la relazione con quegli animali che determina il loro ruolo. con altre specie questa relazione si vive solo all'interno dei rifugi in cui gli animali vivono ma la loro esistenza non è finalizzata al consumo.

  • Come abituarci ad ascoltare le voci di animali non umani rifiutando il concetto dei "senza voce" e la pratica del "parlare per"? Come leggere la loro resistenza?


L'alternativa è nel vivere bene in una interazione multispecie. L'anticapitalismo è strettamente collegato a un ecofemminismo multispecie perchè questo mette in discussione e crea costante conflitto nel sistema nel suo complesso. Rompere le gerarchie di spacie ferma l'animalizzazione dei corpi e la logica della violenza che su di essi può essere indiscriminatamente esercitata per il privilegio di altri


Cosa intendiamo per giustizia riproduttiva? Come questa si vive in corpi umani e non?

  • Inevitabile il parallelo tra culture umane in cui la riproduzione viene imposta dallo stereotipo dominante della donna-madre e lo sfruttamento dei corpi animalizzati in cui questo è meccanicamente e fisicamente determinato dalle scelte umane

  • Le sterilizzazioni forzate hanno riguardato oltre altre specie animali anche comunità umane ritenute inferiori in base a scelte razziste o colonizzanti. La sterilizzazione è il male minore nell'equilibrio ecosistemico?

  • L'addomesticamento è il punto di non ritoprno rispetto alle ingiustizie riproduttive imposte

  • gli animali umani devono assumersi la responsabilità di fermare ciò che ha prodotto e produce la distruzione degli ecosistemi

  • importante costruire conoscenza alternativa e studiare le produzioni non solo rispetto al loro impatto sull'ecosistema ma mettendo in discussione anche le filiere di produzione per evitare di aggravare i problemi invece che risolverli

  • Importante la riconversione alimentare al vegetale. Non può esserci giustizia riproduttiva, sociale ed ecosistemica senza questo

  • Non è possibile parlare di giustizia riproduttiva se non si nominano i corpi di uomini trans, di persone intersex e non binarie che hanno il diritto, se lo deiderano alla riproduzione e all'aborto libero, sicuro e gratuito


Quando parliamo di lavoro sessuale sempre ci ritroviamo con la stessa domanda: Fino a che punto si può parlare di una scelta di lavoro libera? perchè questa stessa domanda non la ritroviamo in altre scelte lavorative?

  • Il lavoro sessuale delle persone trans* continua ad essere maggiormente stigmatizzato e questo comporta la normalizzazione della violenza. L'aspettiva di vita di una persona trans* che fa lavoro sessuale in Chile è di 35 anni ma anche in altri paesi.

  • Bisogna decostruire le affermazioni assolutamente inaccettabili di alcune persone che si definiscono femministe e parlano di tratta quando ci si riferisce al lavoro sessuale appropriandosi della voce di altre persone

  • La voce degli animali non umani non vengono ascoltae cosi come le voci di chi fa lavoro sessuale.

  • Un fatto positivo è l'attenzione del movimento femminista e l'inclusione nei propri percorsi degli obiettivi di chi questo lavoro fa che si è sviluppata negli ultimi anni e non ancora generalizzata e completamente interiorizzata. Il tema è ancora divisivo come divisiva è la GPA

Come costruire pratiche di lotta per la giustizia ecosistemicaa livello G-Locale a partire del valore della diversità dei nostri corpi e territori?


Nessun gruppo è arrivato nel tempo a disposizione ad affrontare questo tema e lo abbiamo lasciato come un tema aperto da costruire a livello internazionale

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